PROGRAMMA LEGISLATURA 2018/2023

Se dovessimo giustificare la nascita di questo nuovo soggetto politico, lontano dalle logiche dei partiti nazionali e congenitamente diverso dalle forze politiche locali – tutte accomunate, in eguale misura, dall’utilizzo ideologico dell’autonomia quale baluardo da difendere a priori ed acriticamente – potremmo ricorrere alla nostra esperienza di osservazione quotidiana delle realtà economiche, sociali e culturali che costituiscono il nostro Trentino.
Ci accorgeremmo immediatamente come siano sempre troppo forti le difficoltà ed i disagi che aggrediscono e pervadono le imprese.
Abbiamo deciso di dare vita a questa nuovo movimento politico poiché fermamente convinti che “arriva il momento in cui il coraggio deve essere più forte della comodità, la speranza deve prendere il posto della rassegnazione, la volontà deve appropriarsi della passione, dell’impegno e dell’azione”. Ed abbiamo quindi deciso di assumerci la responsabilità personale dell’impegno politico diretto, per incidere davvero nelle scelte e nel governo della nostra terra.

01.

CORAGGIO E INTRAPRENDENZA

Troppo facile stare a guardare e giudicare: noi crediamo nel coraggio delle scelte e nella capacità di trasformarle in azioni concrete nell’interesse della comunità.

02.

QUALITÁ E MERITI DEL SINGOLO CHE DIVENTANO SINERGIE PER LA SQUADRA

Nel nostro simbolo c’è un’ape: operosa e disposta a sacrificare se stessa per il lavoro di squadra e capace di agire in sinergia con il gruppo per raggiungere ogni obiettivo. 

03.

CAPACITÁ DI INNOVAZIONE

Cambiare, evolvere e migliorare sono nel nostro DNA e il vero cambiamento porta all’innovazione. Siamo contrari alla logica del “tutto cambi per non cambiare nulla” tanto cara all’attuale classe politica trentina.

04.

TRASPARENZA

Chi non ha nulla da nascondere non teme nessun giudizio. Per questo motivo, crediamo sia necessaria una linea politica chiara e decisa, intrisa di profondo  buonsenso, di forte impegno, di grande passione. 

Abbiamo deciso di
assumerci la responsabilità personale dell’impegno politico diretto, per incidere davvero nelle scelte e nel governo della nostra terra.
C’è un’assonanza che si può ritrovare tra il nostro movimento ed altri che si sono mossi a livello nazionale. Condividiamo, ad esempio, il manifesto del movimento “10 volte meglio” che recita “viviamo in un’epoca straordinaria, dove i grandi cambiamenti in corso spalancano le porte ad incredibili opportunità. Un’epoca ricca di sfide, di potenziale, di novità, dove le idee, la capacità, la voglia di
fare possono portare a risultati inimmaginabili. Quante volte, però, intrappolati in un’Italia allo sfascio, abbiamo visto la nostra classe dirigente sprecare queste occasioni? Quante volte corruzione, invidia, incompetenza e inciviltà, hanno condizionato le scelte della nostra nazione”? In queste poche parole sono riassunti i difetti, ma anche il potenziale dell’Italia. E, pure vivendo in un contesto diverso,
anche il Trentino è Italia.
L’azione di TRE poggia su valori assoluti quali :

  • il coraggio e l’intraprendenza
  • le qualità ed i meriti del singolo che diventano sinergia di squadra
  • la capacità di innovazione
  • la trasparenza

Tre sono le parole chiave che contraddistinguono il nostro programma e che ispirano tutta la nostra azione:

–  TERRITORIALITÁ, lontano dall’invadenza e dalla ritualità dei partiti nazionali

–  RESPONSABILITÁ, quale motivo conduttore di ogni azione politica

– ECONOMIA, quale motore sociale che esalta sia i doveri che la dignità degli individui attraverso il lavoro, che crea ricchezza tanto per l’imprenditore quanto per i collaboratori, i dipendenti e le loro famiglie, che genera quelle risorse economiche necessarie a efficientare, consolidare, sviluppare l’Autonomia trentina.

I “princípi-cardine” dai quali partire.

  • La macchina pubblica trentina sembra avere fatto proprie queste parole assumendo dimensioni spropositate tanto da essere, nei fatti, ormai incomprimibile. Spesso i dirigenti, ai quali la legge ha delegato ampi poteri, si esprimono sulla base del perdurare e del moltiplicarsi di adempimenti fondati sull’interpretazione di norme –talvolta perfino pure, semplici invenzioni– che nulla hanno in comune con la funzione da perseguire loro attribuita. D’altra parte, l’eccessivo attenersi ai formalismi è diventato il mezzo per non decidere e, quindi, per non assumersi alcuna responsabilità. Se peraltro, all’interno della burocrazia, non si sale per merito perché correre qualche inutile rischio? Dovranno pertanto essere riviste, ridotte e sburocratizzate le attuali, pesanti ed invasive procedure, regolamenti e leggi per renderle “umane” e facilmente fruibili tanto dall’impresa quanto dal cittadino. Eliminando lungaggini, farraginosità e prassi troppe volte autoreferenziali e funzionali solo a se stesse ed utili a chi le progetta, le genera, le governa.
  • Finora la spesa da ridurre è stata sempre e comunque la “spesa degli altri”. Dovranno, al contrario, essere chiaramente individuate e dichiarate le spese da contenere. Rilanciando le interrelazioni tra comuni, prevedendo la revisione e la riorganizzazione degli Enti intermedi (quali, ad esempio, le Comunità di Valle), ri-orientando l’organizzazione turistica trentina verso un nuovo rapporto pubblico-privato, operando per sciogliere gli Enti diventati inutili nel tempo, la cui esistenza in vita è giustificata unicamente dalla necessità della sopravvivenza. Deve essere la stessa Provincia a dare il buon esempio eliminando gli sprechi, riducendo i costi di gestione e, non solo parlandone, attivando le cosiddette economie di scala. E la stessa cosa vale sia per gli altri Enti pubblici territoriali sia per le troppe Società di Sistema proliferate eccessivamente, senza strategia e senza controllo, in questi ultimi anni.
  • E’ giunto il momento nel quale le Amministrazioni comunali, in luogo di aumentare l’IMIS o le varie addizionali, anziché
    lagnarsi con i cittadini paventando la minaccia di ridurre i servizi, facciano un serio esame di coscienza comprimendo, da subito, le loro spese poiché gli spazi di manovra ci sono. E sono molto ampi.
  • Lavori Pubblici. In un momento di ancora grave difficoltà economica l’investimento in opere pubbliche rappresenta una delle possibilità per il rilancio tanto delle imprese quanto dell’occupazione. Partendo dall’assunto che il denaro destinato alle opere pubbliche è della nostra comunità, e proviene dalla tassazione del nostro tessuto economico e sociale, è
    evidente come si abbia il dovere morale di utilizzarlo prevalentemente per fare ripartire, attraverso i lavori pubblici, l’economia del nostro territorio. Guardando alla vicina provincia di Bolzano, non ci sono dubbi sulla necessità di introdurre anche nella nostra legislazione trentina forme di protezione che favoriscano l’aggiudicazione dei lavori alle imprese locali di ogni ordine e grado. Senza remore, poiché deve essere proprio la politica provinciale, a fronte delle difficoltà vissute dalle imprese, a farsi carico di ogni iniziativa orientata alla protezione del proprio tessuto economico.
  • Imposte. Riduzione dell’IRAP. Da quando è stata introdotta tale imposta è considerata una delle più odiose e, se la PAT ha fatto grossi sforzi per ridurne l’onere, rimane tuttavia un’imposta ingiusta alla radice. Obiettivo tendenziale e dichiarato è l’azzeramento dell’IRAP nell’arco del quinquennio.
  • Contributi. In tema di contributi si osserva una tendenza pluriennale: contributi enormi a settori della ricerca che hanno una ricaduta ridotta, se non nulla, sul territorio. Contributi enormi ad aziende in crisi che, al contrario e talvolta in violazione dei patti, utilizzano la forza-lavoro quale arma di ricatto attraverso la minaccia del licenziamento. Contributi enormi ad imprese decotte che si traducono in una perpetuazione degli sprechi. Contributi enormi a settori dell’economia che spesso non sono nemmeno in grado di giustificare il ritorno dell’investimento. Un’idea potrebbe essere: perché non erogare finanziamenti alle imprese più promettenti – in termini di sviluppo, di occupazione della forza lavoro, di mercati – indipendentemente dalla loro dimensione, grande o piccola che essa sia?
  • Disuguaglianze. Ha senso un’Associazione di categoria che sia più Associazione di altre? C’è ancora qualche ragione perché la Federazione della Cooperazione trentina riceva un contributo annuo per servizi prestati? Ai quali si aggiungono gli aiuti alle cooperative agricole, i contributi per l’agricoltura e, addirittura, i contributi in ambito turistico. E sufficiente scorrere il bilancio della PAT. Un fiume di denaro che, volendo anche riconoscere un ruolo sociale ad alcuni settori della Cooperazione, potrebbe e dovrebbe essere ri-orientato verso tutte le imprese del territorio.
  • Credito diretto. A fronte dell’attuale situazione legata al credit crunch posto in atto dal sistema bancario di territorio, si rileva la necessità di procedere, per la quota di finanziamento pubblico, al trasferimento diretto delle risorse da PAT al Confidi. Anche nell’ottica di affidare al Confidi, vero conoscitore dell’impresa, tanto la valutazione del progetto da finanziare quanto l’affidamento richiesto. Evitando all’impresa e all’imprenditore, nel contempo, quella serie di passaggi spesso lenti ed umilianti che caratterizzano oggi il rapporto impresa-istituto di credito. Integrando inoltre, l’azione di sostegno alle imprese, con il ricorso alla creazione ed al supporto di nuove realtà private del mondo creditizio.
  • Semplificazione. Drastica riduzione dell’invasività burocratica – diventata nel tempo addirittura più onerosa del costo del lavoro stesso – quale fondamentale contributo indiretto alle imprese. Innanzitutto nell’ottica di un nuovo rapporto macchina pubblica-cittadino-impresa costruito sul partenariato e non sull’attuale meccanismo controllo-sudditanza-repressione.
  • Tutelare l’impresa. Valorizzare e sostenere le imprese sane – quelle che producono ricchezza per il territorio – significa tutelare il lavoro e le persone che, nelle stesse imprese, operano. Invertendo così quell’abitudine consolidata del contributo a pioggia, erogato al più forte che ha preso quasi sempre la direzione della grande impresa mentre, al contrario, è stata la piccola-media impresa di territorio ad avere assicurato e favorito in questi anni tanto il mantenimento del tessuto economico quanto dell’occupazione. Rivendicando, allo stesso tempo, anche il ruolo di aggregatore sociale, garante della dignità stessa del cittadino-lavoratore.
  • Promuovere l’impresa. Favorire la nascita ed accompagnare lo sviluppo di aziende locali (quindi, in via prioritaria, la piccola impresa) incentivando, salvaguardando e mantenendo in tal modo la creazione di ricchezza, il rilancio dei consumi, la ricaduta delle imposte sul territorio.
  • Finanziamenti. Invertire l’attuale tendenza di richiamare, attraverso il ricorso ad ingenti quantità di denaro pubblico, imprese dall’esterno – in modo particolare legate al mondo ICT – che poi, nei fatti, non creano occupazione territoriale e non si radicano nella comunità ma sono pronte ad andarsene una volta esaurite le sovvenzioni ed i contributi ricevuti. E che, per quanto sopra, spesso non investono né in professionalità riutilizzabili né in patrimonio umano locale.
  • Accesso al mondo del lavoro. Rendere più facile non solamente l’entrata ma anche l’uscita dal mondo del lavoro che, pure essendo materia di legislazione nazionale, vede tuttavia una larga possibilità di intervento dovuto alle competenze in materia assunte dalla PAT. Nell’ottica di tutelare al meglio chi lavora e di individuare, senza incertezze, chi finge di lavorare. Recuperando parzialmente il concetto di flex-security, fondamentale nei momenti di difficoltà economica, senza tuttavia abbandonare nessun tema connesso al welfare. Allo stesso tempo è necessario ripensare profonfamente tanto la strategia quanto il ruolo dell’Agenzia del Lavoro, ridisegnare nuove forme di intervento, rovesciare la direzione delle attuali politiche formative ed occupazionali.
  • Apprendistato. Ricorrere in modo sempre più importante al concetto di apprendistato. Che non ha età, poiché si apprende in ogni momento della vita. Che è un’idea vecchia e seria. Che rappresenta la volontà di trasferire conoscenze e competenze. Che non solo un semplice mezzo per agire sul costo del lavoro.
  • Rapporto scuola-lavoro. Rilanciare la formazione all’interno delle imprese (un passo deciso verso un sistema duale ma anche un’apertura al mondo dell’impresa) che, da una parte, produca lavoratori preparati e non persone parcheggiate temporaneamente in attività senza prospettive e, dall’altra, non sia più un elemento fondamentale e remunerativo soprattutto per i professionisti della formazione.
  • Un lavoro, non un posto. Recuperare il lavoro come idea/concetto di dignità, di emancipazione, di indipendenza, di libertà. Rendere poco accattivante il concetto di posto, soprattutto pubblico, con l’eliminazione delle rendite di posizione e delle garanzie a prescindere significa anche educare le nuove generazioni al dovere. E non all’impiego qualunque e comunque.
  • Garanzia. E’ necessario modificare la sicurezza ingiusta del tutto garantito per re-introdurre il concetto del merito in una macchina-pubblica che sembra rinchiusa in una fortezza inavvicinabile e, soprattutto, inviolabile. E’ arrivato il momento di aprirne le porte in quanto quella macchina si è appesantita, rischia di diventare sempre meno efficiente, costa troppo.
    Oggi cittadini irritati ed imprese esasperate chiedono che qualcuno vada all’attacco di quella fortezza. Perché torni ad essere un servizio – pagato da tutti, quindi di tutti – e non solo un centro di potere autoreferenziale. E’ una partita che si dovrebbe giocare sulla base della legislazione nazionale ma che, tenuto conto della nostra capacità di una gestione in autonomia, si dovrebbe provare ad affrontare. Assieme ad un Sindacato capace di abbandonare i vecchi schemi standard sul servizio pubblico per affrontare nuove e diverse soluzioni organizzative.
  • Merito. Quanti dipendenti pubblici, funzionari, insegnanti, operatori sanitari sono quotidianamente mortificati da dirigenti
    diventati tali per anzianità, per conoscenza, per fedeltà alla politica e che, al contrario, avrebbero dovuto diventarlo per
    professionalità, per capacità, per merito? E’ necessario che lo spirito di servizio, il senso di appartenenza all’istituzione,
    l’impegno e la professionalità, siano i parametri da impostare per eliminare le attuali inefficienze del settore pubblico.
  • Ammortizzatori sociali. Se la PAT ricorda, con forza ed orgoglio, di aver preso in carico la gestione degli ammortizzatori sociali sia come cittadini che come imprenditori desideriamo ricordare che tale ulteriore carico obbliga
    anche ad un supplemento di responsabilità. E riteniamo si debba aprire una riflessione completa sul tema per ridefinire tanto gli attuali ambiti della sussidiarietà quanto il rapporto diritto/dovere. Non solo in relazione ad un diritto di cittadinanza – che diventa inderogabile per un nuovo protagonismo delle persone, dei lavoratori, degli imprenditori – ma anche per il rispetto di quelle stesse imprese che alimentano gli ammortizzatori. I quali, a loro volta, scaricano il loro peso direttamente anche sul cittadino.
  • Persona al centro del sistema. E’ evidente come sia indispensabile rimettere la persona al centro del sistema di welfare ma anche come sia necessario disegnarne un modello veramente funzionante e sostenibile. Che spazi dalla sanità integrativa alla previdenza, dalla formazione continua al sostegno al reddito. Con la persona al centro del sistema che deve
    assommare in sé tanto i diritti quanto i doveri nei confronti del sistema stesso.
  • Politica dei diritti. La politica dei diritti, che in questi ultimi anni è stata sostanzialmente una politica degli emolumenti (il Progettone, la mobilità, la Cassa in deroga, l’assegno di garanzia, etc..), deve essere rivista non solo nelle quantità o nelle risorse economiche a disposizione ma anche nella filosofia di accompagnamento che sta alla base. Oggi limitata alla pura assicurazione o alla pura assistenza.
  • Politica dei doveri. Ci si deve fare carico del sistema tutti assieme ma, allo stesso tempo, chi riceve deve essere disponibile a dare, ritornando alla comunità il proprio impegno e servizio. La disponibilità, quale forma di dovere, dovrà diventare la condizione senza la quale non viene consentito l’accesso a nessuna forma di welfare. E questo deve diventare un modello, anche culturale, rispetto al quale la sussidiarietà diventa motore indispensabile. Allo stesso tempo, la parte pubblica dovrà fare qualche passo indietro favorendo il protagonismo delle parti sociali alle quali vengono richiesti ruolo e funzione più educatrice che di controllo. Così strutturato il meccanismo della sussidiarietà potrà garantire un sistema forte ed equilibrato.
  • Politica, non polemica. Il Trentino ha necessità di tornare alla politica, abbandonando contrapposizioni e polemiche. Di tornare ad una collaborazione reale tra istituzioni, società civile, mondo economico per lavorare assieme in funzione del bene comune. Con un ruolo da protagonista dell’imprenditore, chiamato ad una nuova e diversa stagione di idee, di lavoro, di impegno civile, di coesione sociale. Oltre gli attuali steccati creati, nel tempo, dagli egoismi dell’appartenenza ed alimentati dal desiderio di intercettare, solo per sé stessi, risorse monetarie che erano enormi e sembravano inesauribili.
    Dobbiamo tornare a giocare la nostra parte, assumendo oneri e responsabilità, perché dalla difficoltà non devono uscirne solo i più furbi ma tutti. Senza lasciare indietro nessuno.
  • Non più deleghe in bianco. Rivendichiamo il diritto/dovere di portare la nostra voce di imprenditori ben aldilà della sola questione economica. Poiché le nostre non sono imprese di capitali finanziari, di risorse umane senza volto e senza nome ma realtà fatte di uomini e donne. Di semplici cittadini, con volti e nomi conosciuti, che sono tali prima ancora di essere imprenditori. E dunque la Sanità, la Cultura, la Scuola, la Ricerca, l’Università non sono cose da esperti ma appartengono innanzitutto ai cittadini che fanno vivere quelle cose attraverso l’imposizione fiscale, nazionale e locale. Non più deleghe in bianco, quindi, ai cosiddetti esperti ma ragionamenti e suggerimenti per dare contributi veri ai temi della comunità e del territorio.

8. La difesa dell’autonomia.

  • Non è necessario né dichiararla né definirla. E’ sufficiente tenerla in vita. Attraverso il dare concretezza ai 7 punti sopra esposti e trovando soluzioni, a livello locale, per tutti le storture che vediamo, evidenziamo e critichiamo a livello nazionale.
  • Non è necessario né dichiararla né definirla. E’ sufficiente tenerla in vita. Attraverso il dare concretezza ai 7 punti sopra esposti e trovando soluzioni, a livello locale, per tutti le storture che vediamo, evidenziamo e critichiamo a livello nazionale.

Programma di Legislatura 2018 – 2023
Prospetto sintetico di TRE / tematiche

1. Territorialità

Cultura

  • Senso di appartenenza

  • Tradizioni e territori

  • Rete dei territori

Sicurezza

  •   Incolumità del cittadino

  • Sicurezza e Smart City

  • Sicurezza Tutela della proprietà

Ambiente (01.)

  •   Agricoltura e salvaguardia del territorio

  • Turismo e valorizzazione del territorio

  • Fonti energetiche

2. Responsabilità

Buongoverno

  • Riassetto indennità e vitalizi

  • Responsabilità degli amministratori

  • Riassetto istituzionale

Istruzione (02.)

  •  Revisione dell’attuale modello pubblico-privato

  • Rapporto università-territorio

  • Rapporto scuolaimpresa

Sanità e welfare (03.)

  •  Revisione dell’attuale modello pubblico-privato

  • Specializzazioni – liste d’attesa – pronto soccorso – punti nascita

  • Accoglienza – solidarietà – famiglie – APSP

3. Economia

Trasporti e mobilità

  • Infrastrutture stradali

  • Interscambio gomma-treno

  • Mobilità sostenibile

Impresa

  •   Riduzione di burocrazia e adempimenti

  • Riduzione della fiscalità e rapporto Agenzia Entrate 

  • Impiego e ruolo Agenzia del Lavoro

Pubblica Amministrazione (04)

  •   Riorganizzazione del Personale

  • Riorganizzazione delle Società pubbliche

  • Nuova cultura nel rapporto con il cittadino

Programma di Legislatura 2018 – 2023
Prospetto sintetico di TRE / note

  1. collegamento con le politiche di risparmio energetico e produzione di energia green; in un regime di economia circolare collegamento con le politiche di gestione dei rifiuti
  2. dalle scuole materne alla scola dell’obbligo; istituti professionali; istituti superiori; università; centri di ricerca; personale docente
  3. revisione dei criteri di assegnazione delle specializzazioni; revisione assistenza e welfare; revisione lungodegenze e anziani; revisione solidarietà e rimodulazione  elle politiche dell’accoglienza
  4. introduzione “blockchain” per chiarezza e trasparenza